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Intervista RAI
Spese e bollettini
Il diario

Diario di un marinaio


Un episodio estratto dal diario di guerra di Giovanni Serpe

Partimmo da Bordeax il 10 ottobre 1941.
Nell'uscire dalle chiuse il sommergibile si traversava a dritta, il comandate dava ordine: "barra tutta a sinistra" ma la prua non si raddrizzava, si vedeva da allora che la fortuna ci contraddiva.
Finalmente uscimmo, tutti eravamo schierati lungo il bordo per salutare i nostri compagni rimasti in base.



Imboccammo la Gironda con due motori a 200 giri, ci accompagnava per dragaggio delle mime magnetiche una nave pirata tedesco (Arlecchino, chiamata cosi' per la sua pitturazione variopinta) e un piccolo dragamine anche tedesco, la prima avanti, la seconda dietro, il pilota che era francese dava ordini al comandante, il comandante a sua volta al timoniere.

La navigazione fino a La Verdon e' durata 7 ore, la ci ancorammo fino al giorno dopo.
Uscimmo dalla Gironda, facendo rotta per La Palice.
Arrivammo alle ore 14 del giorno 12 ottobre.
Qui si fecero I rifornimenti di viveri freschi.

Il comandante in seconda (sig.Furlan) mi condusse con lui a La Rochelle per una piccola spesa personale, con lui c'era anche il nostro direttore di macchina (Sig.Rubino).
Lungo la navigazione da Bordeax a La Palice si vedevano ancora I resti degli effetti dei "Stugas" e delle mine magnetiche tedesche molto conosciute dai stati belligeranti, piroscafi arenati tutti ammaccati a dritta e sinistra della Gironda, fuori il porto de La Palice era semi affondata da una mina magnetica la motonave francese "Lo Sciale'" una modernissima nave che all'inizio della guerra era stata trasformata in trasporto truppe.
Una societa' italiana recuperi stava ai lavori di essa.

Il giorno dopo partimmo per la nostra consueta missione di 40 giorni. Dopo 5 giorni di navigazione raggiungemmo la nostra zona. Si stette in zona per 5 giorni, la navigazione procedeva bene, io come timoniere facevo le mie quattro e quattro di guardia, il mio posto di riposo era in camera lancio poppa.
Per quattro giorni il nostro timoniere d'attacco si senti male, cosi noi timonieri fummo costretti ad aumentare le ore di quardia.
Il quinto giorno che stavamo in zona il comandante ricevette un fonogramma, subito fece cambiare rotta e cosi tutte e due le macchine in moto andammo in quella nuova direzione.



Passo' tutta la sera cosi, ma nella mattinata le vedette avvistarono un apparecchio, subito gli fecero I segnali di riconoscimento con la pistola, lui giro' e si allontano' in direzione opposta.
Verso le undici di nuovo si avvisto' l'apparecchio di poppa, l'apparecchio si butto' in picchiata, il comandante gia' aveva chiamato l'armamento al pezzo di poppa e alle mitragliere, incominciarono a far fuoco, nella picchiata l'apparecchio sgancio' due bombe, grazie al sangue freddo dell'ufficiale in seconda che ordino': "tutta la barra a sinistra!" le due bombe andarono a picchiare a 50 metri a dritta dalla prua del battello, cosi' si incomincio' un nutrito combattimento fra noi e l'apparecchio (catalina) in questo mentre si avvisto' da prua un'altro apparecchio che pure lui fece come il primo, arrivato ad un certo punto giro' e scompari' all'orizzonte.
Un'ora dopo si avvisto' fumo da poppa, avevemo gli idrofoni In avaria e cosi se si faceva immersione era difficile sentire in che direzione era il caccia.
Anche col caccia ingaggiammo combattimento.
Ogni tanto l'apparecchio veniva in picchiata contro di noi, un colpo di cannone di poppa lo faceva indietreggiare, in una di queste picchiate ci mitraglio' I doppifondi laterali di poppa, mandando in mare la nafta che era dentro, ma questa non era di importanza vitale.
In questo frattempo il comandante fece chiamare l'armamento al pezzo di prua.

Avevamo due mitraglie inceppate non riparabili facilmente.
Il caccia sparava con due cannoni, ma le sue salve andavano di qua e di la del battello ma senza colpirlo.
Io, due siluristi e il capo silurista stavamo nella camera di lancio poppa con portastagna chiusa, a me mi dettero l'ordine di stare vicino al timone a mano in caso che colpisseto quello elettrico.
Il battello era in allarme generale, tutti erano ai loro posti di combattimento.
Tutto procedeva bene, ma a un certo punto le vedette avvistarono all'orizzonte due fumi di prua e una altro apparecchio che si avvicinava di poppa, sparammo ancora, ma la loro superiorita' avvinceva le nostre forze.
Il comandante dette ordine di cessare il fuoco e gente in coperta, come si fa prima di affondare il battelo si distrussero i documenti segreti, ci imcominciammo a buttare in mare, il comandante era sempre al suo posto assieme a lui era il direttore di macchine e il comandante in seconda, il caccia continuava a sparare.
Tutti eravamo in mare eccetto il comandante, il direttore di macchina e un sottocapo R.T. che non so per quale motivo era rimasto a bordo, il direttore di macchina era giu' assieme all'R.T., pero' il direttore di macchina era in camera manovra per aprire gli sfoghi d'aria, ma la sfortuna volle che il sommergibile in un attimo si e' inabbissato portando con se' il direttore di macchina e il sottocapo R.T.
Ma tutta questa manovra, dal momento del comando "uomini in mare" all'affondamento son passati solo 3 minuti.

Il caccia si precipito' contro di noi, ma arrivato all'altezza del battello sgancio' quattro bombe di profondita' producendo una grande colonna d'acqua, che scoppiarono a poca distanza da noi, la quale ci fece a tutti schiacciare la pancia, fatto questo il caccia si allontano' all'orizzonte scomparendo.

Noi in mare eravamo tutti uniti esclusi io e il capo motorista, perche' un colpo di mare ci distacco' dal gruppo.
In mare vi erano molti che gridavano aiuto perche' non sapevano nuotare, ma tutti stati soccorsi da quelli che sapevano nuotare bene.
Il mare era un po' mosso, ma non sembrava tanto perche' era lungo.
Dopo tanto si vide comparire di nuovo il caccia fischiando come volesse salutare I morti, tutti eravamo col fiele in bocca vedendo che ci girava intorno buttandoci pezzi di carbone, latte vuote, fischiando e gridando contro noi.



Due volte ripetette le stesse cose, ma la terza si fermo' e butto lungo il bordo nella quale eravamo noi delle corde fatte a rete, che sembravano delle scalette, tutti ci precipitammo in quella direzione, parecchi non potevano arrivarci vicino perche' le onde gli cacciava indietro, cosi' dopo parecchio tempo riuscirono a recuperare tutti, fuori che nove I quali versavano in preoccupanti posizioni.
Tutti noi che eravamo gia' a bordo ci levavano quello che avevamo addosso e ci portarono a prua via, tutti eravamo nudi e sembrava quasi che si morisse dal freddo, tanto era il freddo, pensavamo sempre ai nostri compagni che lottavano con le onde, mentre il caccia si metteva in moto, bagnandoci tutti da spruzzi dei baffi, sembrava quasi che non volesse prendere I nostri compagni in mare, finalmente giro' e prese gli ultimi superstiti, mentre che questi salivano, il carpentiere di bordo con dei tasselli di legno otturava I fori formati dalle scheggie dei nostri proiettili.



Ci fecero restare a bordo finche' il caccia "Lamerton" non raggiunse il convoglio cosi' noi ci trovammo in pieno convoglio, formato da un incrociatore ausiliario di 18.000 ton., da 22 piroscafi di diverso tonnellaggio, da 5 connoniere, da 4 caccia-sommergibili e da un supercaccia che formava il capo-squadriglia.
Il caccia "Lamerton" prima che calasse la scialuppa per portarci a bordo del capo squadriglia ci fece ristorare (come chiamano loro) con un poco di carne in scatola messa in un sol piatto, con delle gallettine piene di muffa, e con un po d'acqua sporca dove in fondo si vedeva la ruggine delle casse d'acqua.
Cosi' passo' la nostra permanenza a bordo della H.M.S. Lamerton.



Incominciammo la vita a bordo del supercaccia H.M.S. Vidette appena imbarcato ci misero a prua via sotto il castello di prua, nel locale fuochisti, mentre gli ufficiali li misero a poppa.
Ogni tanto veniva qualcuno con qualche pantalone o camicia e gli distribuiva a quelli che erano sprovvisti.
Gia' aspettavamo qualcosa che doveva succedere la notte, cosi' fu'.
Verso le 11 si senti la nave la suoneria? Che trillava maledettamente, eravamo gia' depressi da quello che era successo, ecco che si sentiva il pericolo che si avvicinava di nuovo, ma pur con la paura che eravamo in quello stato e chiuso, sentivamo sempre che nelle nostre vene c'era del sangue italiano e cosi il morale saliva di nuovo, si senti' per tre quarti d'ora scoppi e cannonate, gia' ri prevedeva quello che era successo.
Appena subito I primi scoppi le sentinelle ci fecero uscire e ci condussero sotto il castello di prua pronti se succedeva qualcosa a buttarci in mare, in questo frattempo si vedevano I marinai inglesi levari gli indumenti piu pesanti e gonfiare I salvagenti, noi eravamo quasi tutti nudi e senza salvagente.
Ringraziammo iddio che per noi non c'e' venuto male. Nella notte si senti tre trillati nella suoneria d'allarme e tre attacchi a grande stile.
La mattina non ci fecero prendere aria, ma si sentiva che nell'aria c'era del cattivo odore, si sentiva fra questi marinai un mormorio che noi non capivamo, ma domandando per mezzi di gesti e di piccole frasi si pote' capire che dicevano di aver visto un sommergibile venir su capovolto e loro non avevano nessuna perdita.
Ma dopo due mattine che ci portarono a prendere aria in coperta del convoglio non rimase che l'incrociatore ausiliario di 18.000 ton. Gravemente danneggiato a poppa, quattro cannoniere, due caccia-sommergibili e il nostro capo squadriglia.
Si rimase ancora per due giorni girando intorno a questo incrociatore ausiliario, visto che era impossibile rimorchiarlo lo abbandonarono e lo affondarono per mezzo dei "kingston".
Cosi' il capo-squadriglia punto' su Gibilterra, invece le altre unita' si diressero in Inghilterra.
Passammo cosi I tre quarti della giornata, la notte e nel giorno s'icomincio' a vedere lo stretto, verso le 13 e 45 arrivammo alla Rocca-forte di Gibilterra.




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